Chi siamo

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Farmacia S.Antonio opera a Brescia offrendo un servizio professionale e sempre attento alle esigenze della clientela.

La tradizione Farmaceutica risale da Pietro Saccardi che nel 1921 era docente di Chimica Farmaceutica e Tossicologica presso l’ Università di Camerino.

Pietro Saccardi

 

L’ università di Camerino

università di Camerino

Camerino si trova sull’appennino umbro-marchigiano, tra le valli dei fiumi Potenza e Chienti, a circa 700 m di altezza. E’ una cittadina di origini molto antiche. Insediamento del popolo degli umbri-camerti, nel 309 a .c. era già così importante da stringere un trattato con Roma. Ricca di importanti testimonianze d’arte tra cui complessi architettonici, opere pittoriche e scultoree, la città occupava nel 1200 un ruolo di assoluto rilievo … pensate che in quel periodo aveva più abitanti di Firenze!!!
In una città di tale importanza non potevano mancare le scuole o “studi”, nome che allora si dava a quelle che noi oggi chiamiamo Università. Così nel 1200 già si trovano a Camerino scuole scuole superiori di diritto, medicina e lettere. Nel 1377, Papa Gregorio XI conferisce il titolo di “Studio generale dell’antica scuola” che diventa così ufficialmente Università e quando nel 1861 si costituisce il Regno d’Italia, l’ Università viene riconosciuta dal neo-nato stato.
Finalmente nel 1958 Camerino diventa Università Statale della Repubblica Italiana ed oggi si qualifica per i suoi insegnamenti innovativi ad alto contenuto tecnologico come Università di ambizioni europee.
Alcune immagini delle università e della città:

Padre Giulio Bevilacqua 1881 – 1965

Nel 1958 il Prof. Pietro Saccardi si recò a Brescia dopo aver vinto il concorso nazionale per l’ assegnazione della sede farmaceutica e, nel nascente quartiere S.Antonio, incontrò il Cardinale-Parroco Giulio Bevilacqua : tra i due nacquero stima ed affetto.”

Padre Giulio Bevilacqua, ultimo di dieci figli, nasce ad Isola della Scala (Verona) il 14 settembre 1881, da Matteo, commerciante e da Oliari Carlotta. Nello stesso anno la famiglia si trasferisce a Verona, dove Giulio inizia la carriera scolastica e subito si distingue per la vivacità d’ingegno e per l’irrequietezza del carattere.
L’incontro coi Padri Filippini dell’Oratorio di Brescia, detti “Padri della Pace”, è dovuto ad un buffo equivoco. Il padre Matteo pensava che l’alunnato per i chierici istituito da Padre Antonio Cottinelli fosse un normale collegio, quindi lo tolse ben presto dalla Pace. A Verona compie gli studi superiori, ma il giovane non dimentica la mite e paterna figura del maestro Padre Cottinelli e degli altri novizi.
A Verona la grande personalità di Monsignor Manzini e la sua concreta opera sociale influiscono sul giovane Bevilacqua che, terminati gli studi liceali, si reca a Lovanio dove si iscrive all’Istituto di scienze sociali, conscio dell’urgenza di tanti nuovi problemi. Qui conosce ed ha come insegnante il futuro Cardinale Desiderato Mercier, una personalità che incide sull’animo e sulla formazione del Bevilacqua. Nel 1905 si laurea in Scienze sociali, discutendo la tesi sui sindacati in Italia, tesi che viene pubblicata in Torino nel 1906 dall’Editore Bocca con il titolo: “Saggio sulla legislazione operaia in Italia”.

Padre Giulio Bevilacqua

Il Bevilacqua torna in Italia con un orientamento sacerdotale. Si presenta dai Padri Filippini di Brescia chiedendo di poter entrare a far parte della Congregazione.

Viene ordinato sacerdote da S. E. Mons. Corna Pellegrini il 13 giugno 1908. La sua vita filippina lo porta in due direzioni: l’istruzione religiosa dei giovani studenti (tra i suoi ascoltatori ricordiamo G. Battista Montini, il futuro Paolo VI) e il decoro del culto liturgico. A poco a poco la gamma dei suoi interessi tocca il problema religioso come quello culturale, quello sociale come quello liturgico.Quando 1’Italia entra in guerra nel maggio 1915, padre Bevilacqua chiede di arruolarsi più volte. Gli viene negato. Il vescovo di Brescia Giacinto Gaggia lo manda a Precasaglio, piccolo paese della Valle Camonica, come parroco. Là presta l’assistenza spirituale alle truppe impiegate nella zona del Tonale-Adamello. Ma la sua missione fra i giovani esige da lui una partecipazione diretta al loro sacrificio, e ottiene di dividerne le sorti dal 1915 come Ufficiale degli Alpini. Nella Battaglia dell’Ortigara, dal 19 al 26 giugno 1917, fu fratello e padre del suo battaglione, sempre pronto a consolare e ad incitare, dimostrando grande sprezzo del pericolo. Due medaglie al Valore militare sono il riconoscimento ufficiale. Nel 1917 la sua Compagnia viene accerchiata dagli austriaci e, dopo una lunga resistenza, fatta prigioniera. Egli viene condotto in Boemia, prima nel campo di Hart e poi nel castello di Horovice. Dopo undici mesi di prigionia, il 6 novembre 1918, Padre Bevilacqua torna a Brescia portando il ricordo di esperienze eccezionali. Scrive il libro “La luce nelle tenebre”, pubblicato nel 1921 con prefazione di Padre Agostino Gemelli. Importanti punti di riferimento per i giovani sono le posizioni che Padre Giulio Bevilacqua prende nei riguardi dei due principali movimenti politici, venutisi a creare nel dopoguerra: il bolscevismo ed il fascismo.
Del primo dichiara la sostanziale debolezza interna, del secondo riconosce subito la inconciliabilità con i principi cristiani. Nel 1922 organizza a Brescia il primo Congresso Nazionale liturgico nella Chiesa della Pace, da cui prenderà le mosse tutto il movimento liturgico pastorale in Italia. Nel frattempo viene nominato Preposito della Congregazione bresciana dei preti dell’Oratorio.Nel 1928, il giorno dell’Epifania è costretto a lasciare Brescia per sfuggire alla persecuzione dei fascisti. Arriva a Roma e trova asilo nelle casa dell’amico don Giovanni Battista Montini. Anche qui Padre Giulio comincia subito a lavorare come Segretario dell’Opera per la Propagazione della fede. E’ un campo di grandissima importanza religiosa che richiede attività, erudizione e carità. A Roma partecipa ancora direttamente alle iniziative dei due movimenti F.U.C.I. e dei Laureati Cattolici collaborando alla rivista “Azione fucina” e più tardi alla rivista “Studium”.Nel 1933 può ritornare a Brescia, alla “Pace”. Ricomincia così la sua opera apostolica tra i giovani contribuendo a fare dell’Oratorio bresciano uno dei più importanti centri di apostolato giovanile. Pubblica nel 1937 il suo libro “L’uomo che conosce il soffrire”, frutto della rielaborazione di alcuni articoli. Scoppia le seconda guerra mondiale. Il cinquantanovenne Padre Bevilacqua parte per la guerra, consapevole di dover portare ancora una volta la propria testimonianza.Dal 1940 lo troviamo cappellano militare in marina, prima sulla nave ospedale “Arno”, poi sulla corazzata “Andrea Doria”. Riceve ancora una medaglia al valor militare oltre a nuovi entusiasmi e nuove amicizie. Negli anni fra il 1944 e 1945 a Roma ritrova l’amicizia di Mons. Giovanni Battista Montini, ormai Sostituto della Segreteria di Stato di Pio XII. Ritornato a Brescia nel 1945 viene nuovamente chiamato a ricoprire la carica di Preposito della Pace e qui riorganizza le attività educative dell’Oratorio filippino.Nel 1946, con altri studiosi, fonda una delle più impegnate riviste culturali del tempo: “Humanitas”. Rielaborando poi alcuni articoli pubblicati sulla rivista, nasce il libro “Equivoci, mondo moderno e Cristo”.

A 68 anni si trova ad essere parroco di una nascente parrocchia della periferia di Brescia. Quella di S. Antonio (una parrocchia di periferia) è una parrocchia di pionieri. La nuova chiesa, costruita su disegno dell’ing. Vittorio Montini, viene aperta al pubblico nel 1950. Qui Padre Bevilacqua ha 1a soddisfazione di poter vedere realizzate alcune sue idee in fatto di liturgia. La struttura edilizia del tempio ne parla: il pavimento che gradatamente declina a concentrare tutta l’attenzione sulla mensa nuda, semplice. Nel 1960 la parrocchia è corredata di scuola materna, di oratorio maschile e femminile, di campo sportivo, di salone cinematografico.

Il 22 agosto 1960 viene nominato membro della Commissione preparatoria liturgica del Concilio. Segue con costanza e con perizia i lavori della commissione e partecipa alla elaborazione, con un contributo determinante, alla Costituzione “De Sacra Liturgia” approvata il 4 dicembre del 1963. Nel 1964 viene nominato membro del Consilium ad exeauendam Constitutionem Liturgicam”.Durante il Concilio stringe amicizia con Jean Guitton ed ha la gioia di vedere eletto al soglio pontificio il suo amico Card. G. B. Montini, a lui tanto caro. Partecipa come ospite ai viaggio in Palestina con Paolo VI. Nel 1965 Paolo VI tiene il suo primo Concistoro per la creazione dei nuovi cardinali e costringe Padre Bevilacqua ad accettare la porpora lasciandolo pure parroco a S. Antonio.Il 15 febbraio 1965, nella Chiesa dei Santi Patroni Faustino e Giovita, viene consacrato Vescovo. Il 22 febbraio riceve la porpora e Paolo VI lo creò Cardinale del titolo diaconale di S. Girolamo della Carità, dove S. Filippo Neri svolse la sua pastorale dell’Oratorio prima di trasferirsi alla Vallicella. Poi torna ad essere il parroco di sempre, con la sua solita veste nera e con le stesse preoccupazioni. Ormai é stanco e profondamente minato dal male. Muore assistito dal suo confratello Mons. Carlo Manziana C.O., vescovo di Crema, il 6 maggio 1965 ed è sepolto nella cripta della sua amata Chiesa della Pace, dove spicca il suo stemma con il motto: “Virtus in infirmitate”.