Espressione poligenica

Espressione poligenica

Poligenico: riferito a molti geni o prodotto da molti geni

Gli scienziati ritengono che soltanto il 50% circa delle variazioni dei livelli di colesterolo, il 30-60% delle variazioni dei livelli pressori ed il 20% del rischio di cancro dell’ovaio, trovino una spiegazione genetica.

L’altro fattore che modifica l’espressione genica e l’insorgenza delle malattie, è il modo in cui noi influenziamo i nostri geni tramite l’alimentazione, lo stile di vita e l’ambiente. Gregory Miller e Susan Groziak, medici ricercatori, hanno scritto:” Un approccio genetico alle raccomandazioni dietetiche per favorire la prevenzione delle malattie croniche, migliorerà notevolmente l’efficacia delle indicazioni alimentari. E’ necessario che medici e terapeuti facciano minor affidamento su criteri globali di salute pubblica, e privilegino maggiormante un processo selettivo e di informazione che tenga conto delle differenze genetiche individuali, in termini di rischi di insorgenza di determinate malattie. Individuando le variabili genetiche che influiscono sul rischio per le malattie croniche, e indagando le alterazioni fra geni e alimentazione, sarà possibile tracciare indicazioni per l’alimentazione che consentano di prevenire e curare le malattie croniche, ritardandone l’insorgenza nel miglior modo possibile”.

Il concetto secondo cui attraverso l’alimentazione si può modificare l’espressione genica è ormai ampiamente accettato dalla comunità scientifica grazie all’opera di Michael Brown e Joseph Goldstein, fisiologi dell’University of Texas Medical School ; le pionieristiche ricerche sul metabolismo del colesterolo e i rapporti fra quest’ultimo e le malattie cardiache, hanno meritato loro il Nobel per la medicina nel 1985.

I due ricercatori si erano posti l’obiettivo di scoprire il difetto basilare presente nelle famiglie, i cui componenti presentavano elevata incidenza di malattie cardiache. Questa caratteristica, correlata a un abnorme aumento del livello di colesterolo nel sangue, è un tratto genetico che in tutto il mondo si riscontra all’incirca in un individuo su cinquecento. I soggetti che ne sono affetti presentano elevato tasso di colesterolo LDL, o colesterolo “cattivo”. Con il tempo, il colesterolo si deposita nelle arterie, causando patologie cardiache, in modo particolare nei maschi fra i 30 e i 50 anni con questa condizione genetica. Il lavoro d’avanguardia di Brown e Goldstein ha permesso di capire che, in questi soggetti, il problema non consiste necessariamente in un regime alimentare troppo ricco di colesterolo, ma piuttosto in un’eccessiva produzione di colesterolo, a causa del difettoso funzionamento del termostato che regola la produzione di colesterolo nel fegato.Grazie al loro lavoro, sono state scoperte le cosiddette statine, principi attivi in grado di disattivare il termostato che regola la sintesi del colesterolo, con conseguente riduzione dello stesso, e dell’incidenza di malattie cardiache. In alcuni soggetti, questi farmaci anticolesterolo sono stati successivamente collegati a pesanti effetti collaterali, fra cui un potenziale aumento del rischio di cancro.

Anche diverse sostanze alimentari, scoperte di recente, possono contribuire a regolare il termostato del colesterolo. Una di queste è il tocotrienolo, un nutriente appartenente alla famiglia della vitamina E, contenuto in percentuale elevata nel riso, nell’orzo e nell’olio di palma. Il tocotrienolo sembra essere particolarmente attivo nel regolare il termostato del colesterolo nel fegato. E’ l’esempio di uno specifico alimento, ricco di un determinato nutriente, che può indurre effetti sulle funzioni organiche in soggetti con uno specifico rischio genetico.

Sono in corso studi sulla somministrazione di una combinazione di integratori a soggetti, il cui termostato del colesterolo risulta difettoso. Fra i nutrienti oggetto di studio al fine di una minore produzione di colesterolo da parte dell’organismo, figurano: niacina, fibre solubili, tocotrienolo e cromo.

Sono state anche condotte ricerche sul trattamento dell’ipertensione, attraverso la modulazione alimentare dell’espressione genica e delle funzioni dell’organismo. Un maggior consumo di frutta e verdura fresca, ricche di potassio e magnesio, unitamente all’integrazione di calcio, si è rivelato utile per abbassare la pressione in soggetti affetti da ipertensione essenziale, che non avevano risposto alla riduzione del consumo di sodio.

Altre ricerche hanno dimostrato che, riducendo i grassi animali saturi e gli oli vegetali parzialmente idrogenati presenti nella dieta, e sostituendo questi ultimi con l’olio di pesce e altri oli insaturi, era possibile ottenere un abbassamento dei livelli pressori. Studiando il diabete dell’adulto, i ricercatori hanno scoperto che, riducendo l’eccessivo apporto calorico e modificando il rapporto proteine/carboidrati e grassi, è possibile regolare il tasso amatico di glucosio.

Poichè nelle proteine vegetali la combinazione di aminoacidi risulta diversa da quella delle proteine animali, l’organismo di alcuni individui risponde in maniera molto differente alle due proteine. Il consumo di quelle vegetali in sostituzione di proteine animali, modifica numerosi aspetti del metabolismo e la relazione fra metabolismo ed espressione genica, migliorando la sensibilità all’insulina e limitando le reazioni tossiche.

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