novità da NFI

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Vitamina D e K e salute delle ossa nel bambino celiaco

Mager DR, Qiao J, Turner J.
Eur J Clin Nutr. 2011 Oct 5. doi: 10.1038/ejcn.2011.176. [Epub ahead of print]

Il bambino con malattia celiaca (CD) è a maggior rischio di avere un’inadeguata densità minerale ossea (BMD), a causa di vari fattori tra i quali inadeguato apporto di vitamina D e calcio, problemi di malassorbimento delle vitamine liposolubili, la presenza di fenomeni infiammatori cronici, l’utilizzo di farmaci o l’inadeguata esposizione al sole.
In questo studio è stata verificata l’associazione tra livelli di vitamina D e K nell’organismo e altri fattori legati allo stile di vita e la BMD di bambini e adolescenti celiaci. A tal fine sono stati reclutati 54 soggetti con età compresa tra 3 e 17 anni, sottoposti a valutazione della BMD e di numerose altre variabili antropometriche, dietetiche e di esposizione al sole al momento della diagnosi e dopo un anno di dieta priva di glutine (GFD).
Dai risultati emerge che il 10-30% dei bambini e adolescenti con CD ha un’inadeguata BMD lombo-spinale e corporea totale, sia al momento della diagnosi e sia dopo 1 anno di GFD. Più in dettaglio, i livelli di BMD totale corporea e di vitamina D serica si sono rivelati significativamente più bassi nei bambini con meno di 10 anni rispetto a quelli osservati nei bambini oltre tale età. Una situazione non ottimale dei livelli corporei di vitamina D e K è stato riscontrato nel 43% e nel 25 %, dei bambini, rispettivamente, al momento della diagnosi di CD; tuttavia, dopo un anno di dieta senza glutine, questa situazione è stato risolta, sempre rispettivamente, nel 50% circa e nel 100% dei casi.
In conclusione, questo studio dimostra che bambini e adolescenti con CD sono a rischio di avere un’inadeguata BMD, almeno in parte a causa di uno status non ottimale delle vitamine D e K. Per tale motivo, strategie terapeutiche finalizzate al miglioramento dell’apporto di queste due vitamine può essere di cruciale importanza nel miglioramento della struttura scheletrica di questi soggetti.

Vitamin D and K status influences bone mineral density and bone accrual in children and adolescents with celiac disease.

Stile di vita e rischio di diabete

Djoussé L, Driver JA, Gaziano JM, Buring JE, Lee IM.
Nutr Metab Cardiovasc Dis. 2011 Oct 5. [Epub ahead of print]

E’ ben noto che un adeguato stile di vita gioca un ruolo di primaria importanza nella riduzione del rischio di incorrere nella malattia diabetica. Numerosi studi, in particolare, hanno dimostrato gli effetti positivi a tale proposito di una dieta corretta, di un’attività fisica regolare e della perdita di peso, mentre ad oggi non sono ancora stati del tutto definiti i possibili effetti benefici legati all’astinenza dal fumo e a un moderato consumo di alcol.
Con questi obiettivi è stato realizzato il presente studio, condotto su una coorte di 20.915 uomini e 36.594 donne con età media rispettivamente di 53,5 e 54,6 anni. Durante un follow-up medio della durata di 22,6 anni (per gli uomini) e 13,0 anni (per le donne) si sono registrati, rispettivamente, 2.096 e 2.390 nuovi casi di Diabete, che sono stati posti in relazione con fattori legati alla dieta ed allo stile di vita (attività fisica, fumo, consumo di alcol, adiposità e abitudini alimentari).
Dall’analisi dei risultati emerge che il rischio di Diabete diminuisce all’aumentare del numero di fattori di rischio protettivi rilevati: in particolare, all’età di 45 anni e in presenza di 0, 1, 2, 3, ≥4 fattori protettivi, il rischio è, rispettivamente, del 30,5%, 21,5%, 15,1%, 10,3% e 7,3% per gli uomini, e del 31,4%, 24,1%, 14,2%, 11,6% e 6,4% per le donne. La diminuzione del rischio di sviluppare il Diabete tra i soggetti del primo e dell’ultimo gruppo è, in ambo i sessi, del 75-80% circa, e quindi estremamente elevata.
Questo studio conferma pertanto l’esistenza di una solida associazione tra fattori protettivi e rischio di sviluppare il Diabete sia negli uomini e sia nelle donne. Si riconferma anche che l’astinenza dal fumo ed un moderato consumo di alcol apportano benefici supplementari se accompagnati ad una regolare attività fisica, ad un corretto stile alimentare e ad un adeguato controllo del peso corporeo.

Association between modifiable lifestyle factors and residual lifetime risk of diabetes.

Cacao e rischio cardiovascolare

Shrime MG, Bauer SR, McDonald AC, Chowdhury NH, Coltart CE, Ding EL.
J Nutr. 2011 Oct 5. [Epub ahead of print]

Numerosi studi in letteratura dimostrano che il consumo di alimenti ricchi in polifenoli può svolgere effetti cardioprotettivi. Tra questi alimenti, il cacao è stato oggetto di particolare attenzione grazie all’elevato contenuto in flavonoidi, e del conseguente elevato potere Antiossidante.
Gli autori del presente studio hanno effettuato una Metanalisi degli studi presenti in letteratura che hanno valutato l’effetto del consumo di cacao ad elevato contenuto in flavonoidi (FRC) sui principali fattori di rischio cardiovascolare, e di individuare l’eventuale esistenza di una relazione dose – risposta tra quantità di cacao consumata e modificazioni di queste variabili. A tal fine, tra 346 studi inizialmente presi in considerazione, sono stati selezionati 24 studi che avevano reclutato un totale di 1.106 soggetti. Dall’analisi dei risultati emerge che il consumo di FRC è associato ad una riduzione significativa della Pressione arteriosa sistolica (-1.63 mm Hg), dei livelli di LDL (-0,077 mmol/L, pari a 3,0 mg/dL) e dell’insulino-resistenza (indice HOMA-IR: -0,94 punti) e ad un aumento dei livelli di HDL (+0,046 mmol/L, pari a 1,8 mg/dL) e della vasodilatazione flusso-mediata (FMD; +1,53%). La relazione dose-risposta tra quantità di FRC consumato, FMD e livelli di Colesterolo è di tipo “non lineare”: in particolare, l’effetto massimo si osserva per dosi di consumo pari a 500 mg/die di flavonoidi.
In conclusione, questa Metanalisi conferma che il consumo di cacao ricco in flavonoidi migliora, nel breve termine, i livelli della pressione sanguigna, dell’insulino-resistenza, del profilo lipidico e della FMD. E’ ragionevole ipotizzare che le variazioni osservate si traducano, nel tempo, in una riduzione del rischio cardiovascolare.

Flavonoid-Rich Cocoa Consumption Affects Multiple Cardiovascular Risk Factors in a Meta-Analysis of Short-Term Studies.

Consumo di insalata e sazietà

Roe LS, Meengs JS, Rolls BJ.
Appetite. 2011 Oct 8 [Epub ahead of print]

Alcuni studi presenti in letteratura suggeriscono che consumare un’insalata all’inizio del pasto consente di contenere l’apporto energetico complessivo del pasto stesso. Per verificare se tale effetto differisca qualora l’insalata venga consumata all’inizio del pasto o all’interno del piatto principale, o se l’insalata stessa viene consumata in quantità fissa o “ad libitum”, gli autori di questo studio hanno reclutato 46 donne che, in 5 occasioni, hanno consumato una quantità di pasta ad libitum: 2 volte l’insalata veniva servita 20 minuti prima del consumo di pasta, 2 volte insieme alla pasta (in entrambi i casi una volta in quantità fissa e una volta ad libitum) mentre una volta il pasto non comprendeva l’assunzione di insalata.
I risultati raccolti mostrano che i soggetti arruolati consumavano significativamente meno pasta nella condizione di consumo ad libitum di insalata rispetto al consumo di una quantità fissa (378 ± 17 kcal e 439 ± 17 kcal rispettivamente) mentre il momento di consumo (prima o durante il pasto) non influenzava significativamente la quantità di pasta consumata.
Tuttavia, il momento di presentazione influiva sulla quantità di vegetali consumata: la quantità di insalata consumata all’inizio del pasto era del 23% superiore rispetto alla quantità consumata quando l’insalata era offerta con la pasta.
I risultati di questo studio, in conclusione, dimostrano che il consumo di insalata può essere una valida strategia per ridurre l’apporto energetico complessivo del pasto.

Salad and satiety: the effect of timing of salad consumption on meal energy intake.