Il nobel a tre immunologi, ma uno è appena morto

Il nobel a tre immunologi, ma uno è appena morto

E’ stato assegnato il Nobel per la medicina. E per la prima volta il prestigioso premio si è tinto di giallo. Il riconoscimento è andato a un team di immunologi: l’americano Bruce A. Beutler, il lussemburghese ma naturalizzato francese Jules A. Hoffmann e il canadese Ralph M. Steinman. Quest’ultimo scomparso per un cancro al pancreas appena quattro giorni fa.

Non era mai successo che un Nobel venisse assegnato “post mortem”, anche perché questa eventualità non è prevista dal regolamento. Ma il direttore dell’Assemblea di Stoccolma Goran Hansson – all’oscuro della notizia della morte del ricercatore – ha deciso comunque di confermare la decisione: «Non nomineremo un altro al suo posto. Studieremo i regolamenti per decidere l’assegnazione pratica del compenso».

I ricercatori sono stati premiati per una serie di scoperte che hanno contribuito in maniera determinante a capire come funziona il nostro sistema immunitario. In particolare, Hoffmann si è occupato del gene Toll, il recettore che fa scattare il meccanismo alla base dell'”immunità innata” e cioè quella capacità del nostro organismo di riconoscere un agente patogeno e di azionare una contromisura efficace per eliminarlo. Beutler ha perfezionato la scoperta di Hoffmann, provando lo stesso comportamento anche sui mammiferi. Ralph Steinman, invece, ha indagato un altro aspetto dei nostri meccanismi di difesa: la cosiddetta immunità adattativa, la “seconda linea di difesa” del corpo umano, che subentra nel caso in cui si contrae una seconda volta la stessa infezione. In particolare il ricercatore canadese ha scoperto le cellule dendritiche, punto di incontro tra i due sistemi di difesa messi in atto dal corpo umano.

Gli studi dei tre premi Nobel hanno contribuito in maniera rilevante per la cura di importanti malattie come il diabete e l’artrite reumatoide, nonché al trattamento dei tumori.

Fonti
  • La Stampa, pp. 16-17;
  • Il Messaggero, p. 20;
  • Corriere della Sera, p. 27;
  • La Repubblica p. 22